Basilica di S.Rufillo - Comune di Forlimpopoli (FC)

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LA BASILICA DI SAN RUFILLO

La Chiesa è intitolata a San Rufillo, primo Vescovo della Diocesi di Forlimpopoli vissuto nel IV secolo d.C. e patrono della città.
Indagini archeologiche condotte nel 1961 hanno permesso di fare luce sull’origine e sulle vicende edilizie dell’edificio: quanto è emerso dagli scavi è tuttora visibile all’interno di un ambiente adeguatamente ristrutturato sotto il presbiterio della chiesa. Dall’analisi dei dati archeologici è stato possibile ricostruire, nelle sue linee essenziali, la più antica fase edilizia della Chiesa, riferibile a un arco di tempo molto ampio che va dal VI all’VIII-IX secolo d.C.. L’edificio venne costruito immediatamente al di fuori della cinta muraria della città cui era collegato mediante un ingresso denominato "Porta di San Rufillo", oggi non più visibile.  La Chiesa, in origine, si presentava come un edificio a tre navate delimitate da due file di pilastri, verosimilmente a sezione quadrangolare, e con un’ampia abside curvilinea all’interno e poligonale sul lato esterno. Attiguo alla primitiva costruzione si trovava un pastoforio caratterizzato, anch'esso, dalla presenza di una piccola abside: a questo ambiente si accedeva, presumibilmente, dalla navata laterale destra della chiesa. L’edificio mantenne inalterata la struttura originaria per lungo tempo.

 

Nel X secolo il tempio fu affidato ai monaci benedettini che si allontanarono da Forlimpopoli in seguito alla distruzione della città da parte del cardinale Albornoz (1363): fu in quell’occasione che il sepolcro che conteneva le spoglie di San Rufillo, fu trasferito nella Chiesa di San Giacomo a Forlì. Pare che il primo, importante intervento di trasformazione dell’edificio risalga alla seconda metà del Quattrocento, agli anni dal 1460 al 1476: per volontà di Sinibaldo Ordelaffi, Abate Commendatario del Monastero, viene attuato un ampliamento verso Est mediante la costruzione di un nuovo vano absidale. Tutta la zona presbiteriale è ornata da eleganti elementi in cotto (basamenti trilobati su cui si impostavano pilastri o colonne) di cui oggi resta traccia nel vano sotterraneo.

Sostanziali modifiche vengono apportate alla Chiesa nel XIX secolo e, precisamente, fra il 1819 e il 1821 quando, su progetto dell’architetto forlivese Luigi Mirri, l’edificio, ampliato e rinnovato nelle forme neoclassiche, viene ad assumere l’aspetto attuale. Le navate sono prolungate "di un arco e di un altro tratto corrispondente allo spazio occupato dall’orchestra, sopra la porta principale".


Sono costruite ex-novo tutte le colonne della navata centrale, realizzate in mattoni intonacati, in sostituzione dei possenti pilastri che vennero distrutti. Alcuni tratti dei muri perimetrali sono, comunque, conservati (ancora oggi si possono ammirare le cappelle settecentesche ad essi addossate); l’abside viene completamente rinnovata e ciò determina l’abbattimento dell’arco trionfale in cotto che incorniciava l’area presbiteriale. All’esterno, sulla facciata viene giustapposto un pronao neoclassico ottastilo sotto il quale sono collocati i due sepolcri cinquecenteschi, in pietra d’Istria, di Brunoro I e Brunoro II Zampeschi, signori di Forlimpopoli: i monumenti fino ad allora erano custoditi all’interno della chiesa, nella zona absidale.

I più recenti interventi, riferibili agli anni Sessanta del XX secolo, hanno comportato la ristrutturazione dell’intero presbiterio con la costruzione dell’altare maggiore, la realizzazione della nuova pavimentazione, la demolizione della cantorìa e il trasferimento dell’organo in una cappella laterale. Nel 1964 le spoglie del protovescovo Rufillo, sono state traslate da Forlì e riportate nella Basilica a lui intitolata ove sono custodite all’interno di un’antica cassa-reliquiario, nell’altare maggiore.

 

Nel presbiterio è collocata anche l’antica cattedra episcopale in marmo e il bel coro ligneo risalente al XVIII secolo. Qui si conservano altresì importanti testimonianze artistiche del XVI secolo: si tratta della grande pala dell’altare maggiore opera del pittore ravennate Luca Longhi (1507-1580), raffigurante la Madonna col Bambino in trono con i Santi Rufillo e Antonio e il committente Antonello Zampeschi (1530). Ai lati dell’altare maggiore si possono ammirare una pala con la Madonna col Bambino, San Valeriano e Santa Lucia e il committente Brunoro I Zampeschi, ancora di Luca Longhi (1528) e un’altra pala con rappresentazione della Deposizione dalla Croce del pittore forlivese Francesco Menzocchi (1502-1584).


Nella cappella intitolata al Ss.mo Sacramento, entro una pregevole ancona secentesca in legno intagliato e dorato, è conservata una pala raffigurante la Ss.ma Trinità, la Madonna, San Giuseppe, Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina, opera attribuita al pittore forlivese Giuseppe Marchetti (1722-1801). Al forlimpopolese Paolo Bacchetti (1848-1886) si deve il piccolo ciclo pittorico costituito dai quattro tondi raffiguranti i Dottori della Chiesa (nelle vele) e dalla Gloria di San Rufillo (nel catino absidale), realizzato fra il 1881 e il 1882 in occasione di alcuni restauri occorsi all’edificio chiesastico.

Allo stesso periodo e, presumibilmente, allo stesso Bacchetti è attribuita la decorazione della navata centrale che si compone di due tondi raffiguranti il santo patrono.


All’esterno della chiesa, alla base del bel campanile in stile lombardo risalente al 1521, si trova murata la testa di un leone in marmo di epoca romana.
Dal 1999 la chiesa è elevata a basilica minore.

(Testo di Silvia Bartoli)

 

 

La basilica di San Rufillo in una foto-cartolina d'epoca (courtesy G. Lolli, Bertinoro)

 

Basilica di San Rufillo - esterno

Basilica di San Rufillo - interno, altare del Ss.mo Sacramento

 

Basilica di San Rufillo - monumento a Brunoro I Zampeschi

 

 

Basilica di San Rufillo, monumento a Brunoro II Zampeschi

 

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